Speechless*

La vita arriva all’improvviso, senza preavviso.
Ti porge la mano e ti offre una corsa in motorino, ti scompiglia i capelli e ti soffia in faccia il vento.
Ti accarezza con i raggi del sole, ti regala spensieratezza e scaccia via i pensieri. E’ un attimo.
Quattro occhi e due sorrisi, stretti in un abbraccio.

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Un passo e poi un altro.
Mi affaccio: oltre il cancello un corridoio verde incastona un sentiero di ghiaia e gli occhi corrono rapidi, catturati dalla visione di una fontana, in lontananza.
Tu, accanto a me, avanzi in questo mondo fatato.
Una farfalla ci svolazza, leggiadra, davanti al naso e si posa sulla siepe.
Sbatte le ali e posso coglierne nitidamente le sfumature. Ghirigori marroni, bianchi e neri…
eleganza lieve.
Bisogna davvero immaginarsela una scena così, bucolica e amena, quasi surreale per quanto bella.
Una terrazza panoramica appena sopra Firenze: limonaie, Hibiscus rossi fuoco e un cielo azzurrissimo.
Nuvole della consistenza della panna montana e di un candore latteo. Un paesaggio da spezzare il fiato.
Porto le mani all’altezza del viso e, unendo le dita, cerco di inquadrare quella meraviglia che, spontanea, si lascia osservare e carpire. La catturo e la faccio mia, la nascondo al sicuro dentro il cuore.
Stupore sincero.  Magia impercettibilmente tangibile.
Ed emozioni così intense che ho creduto potessero uscirmi dal petto, da un momento all’altro.

Ho guardato e ci ho visto tanto.

“La guardò. Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine – uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire – vedere – sentire perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere – solo – ricevere – negli occhi il mondo.”
(A. Baricco – Oceano Mare)

A presto,

Francesca

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