S u N p r i s e

Mi passi a prendere. Con enfasi mi chiedi di prepararmi,
i tuoi occhi b r i l l a n t i mi dicono di fare in fretta.
Non so dove tu voglia portarmi, provo ad indagare, ma è tutto inutile:
“Lo scoprirai!” – mi rispondi con un linguaccia.

Cerco di mantenere la calma, impresa non da poco conto per una ritardataria cronica.
Scappo a sistemarmi, con un sorriso.
Dev’essere qualcosa di speciale
– penso –
l’ho letto nella fossetta che è sorta sull’angolo inferiore della tua bocca.
E così indosso un vestito leggero, con una tenue fantasia di fiori.
Infilo un cardigan morbido.
Tesso pensieri ed emozioni mentre sistemo le ciocche di capelli in una treccia.
La lego con uno scampolo di raso, di un verde del colore dell’acqua marina.
Con le dita s f u m o un po’ di phard sulle gote.
Lascio danzare lo scovolino del mascara sulle ciglia.
Mi osservo, felice, allo specchio. Sorrido: sono pronta!
Indosso la tracolla correndo a perdifiato giù per le scale.
“Eccomi!”

In macchina la strada scorre rapida, attraversiamo la città bagnata da una liquida luce arancio-dorata.
Chiacchieriamo e cerco di incastrarti, ma niente: non riesco a scucirti nemmeno l’ombra di un indizio.
Non c’è proprio nulla da fare, già lo so: lo scoprirò!

Il motore si spegne in un parcheggio semideserto.
“Ci siamo!” mi dici con l’entusiasmo di un bambino. E mi guardi con dolcezza.
Mi prendi per mano e mi fai strada, io mi sento al sicuro.
Ci fermiamo di fronte alla cancellata sconfinata di una meravigliosa villa veneta, lungo la Riviera del Brenta.
E in un attimo tutto mi è chiaro.
Sono da poco passate le sette di sera, e tu,
dolce sognatore dalla fervida immaginazione,
cuore puro,
mi hai portato a c a t t u r a r e la luce del tramonto.

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Sì, ma non è una luce qualunque. Mi offri una prospettiva diversa. Posso osservare il mondo dal tuo punto di vista, mi lasci guardare attraverso il tuo sguardo.
Ed è tutta un’altra cosa.
Mi cingi tra le braccia, appoggi il mento sulla mia spalla e inclini appena la testa.
Percepisco il tuo respiro, lieve, accarezzarmi la c u r v a tra l’orecchio e la clavicola.
“Guarda!” sussurri.
“Qualche sera fa, rincasando, sono passato qui davanti e ho scorto una luce incredibile da descrivere” e con l’indice disegni una traiettoria che mi inviti a seguire con le pupille.
E’ i n e f f a b i l e, non trovi?
Rimango stupefatta davanti a tanto bagliore, uno spettacolo meraviglioso. Ché adoro la luce, e tu lo sai.
“Assolutamente l e g g e r o.”

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Mentre il sole piano scende giù, lasciando spazio alla luna magnifica,
“Sono senza parole!” ti confesso.
“Era quello che speravo suscitasse: stupore e una qualche gioia.
La gioia delle piccole cose!

A presto,

Francesca

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