Non chiamarmi Godot!

Principia tutto dal modo di guardare il mondo,dalla capacità di notare e riconoscere
i piccoli momenti speciali della vita quotidiana.
Oggi, mentre preparavo il pranzo, riflettevo sul fatto che spesso viviamo come se fossimo in attesa.
In un limbo indefinito, in attesa di qualcosa.
Assemblavo la mia parmigiana e, mentre alternavo le melanzane alla passata di pomodoro e ai pezzetti di mozzarella, rimuginavo su quante volte mi senta fluttuare in un periodo che potrei definire “di prova”,
un po’ come quando si inizia a lavorare in un nuovo luogo di lavoro.
Eccolo, il famigerato periodo di prova, quando si entra in contatto con una dimensione nuova,
nuove mansioni e nuove persone con le quali approcciarsi.
E non so se dipenda da questo momento di grandi cambiamenti, per me,
ma mi sembra di dover prendere confidenza con una nuova routine.
Un po’ come quando si percorre una strada mai fatta, tanto per capire cosa aspettarsi,
per a m b i e n t a r s i.
A volte mi sento così, come se vivessi prendendo le misure:
allora mi muovo lenta, procedendo a tentoni, per fare esperienza e riuscire a barcamenarmi
con una qualche sicurezza tra le peripezie di ogni giorno.

E invece, accidenti!, la vita è proprio questa: è una, ed accade ora!
Ed è cosi, istante dopo istante: intanto che tracciamo la nostra strada, la percorriamo.
Oggi pomeriggio, poi, ho ricevuto un messaggio da una mia amica.
Un messaggio foriero di energia positiva per spronarmi ad avere fiducia.
Così, mettendo insieme le mie riflessioni e questo messaggio barra segno del destino,
ho pensato di non poter proprio soprassedere e far finta di niente.

 “No, non pensare al domani, cosa farai e se sarai felice.
Goditi il momento presente, è l’unico che possiedi.
E’ l’unico che puoi vivere.
Non pensare troppo al domani, respira l’istante presente.
Goditi ogni istante. Ogni emozione, ogni lieve respiro.
Sono queste le nostre dosi di felicità.”

Ora che me ne sto rendendo conto,
non posso e non voglio rimanere sulla riva del mare, immobile, fingendo indifferenza.
Non posso e non voglio vivere da spettatrice, questa mia vita.
Non posso e non voglio lasciar scorrere il tempo
preoccupandomi di pianificare e organizzare il domani,
tralasciando di vivere davvero il presente.

Ché vivere è indubbiamente un atto di fede, sì,
ma anche, e soprattutto,
un enorme atto di coraggio!

A presto,

Francesca

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Un pensiero su “Non chiamarmi Godot!

  1. Il periodo di prova è un periodo di giudizio da parte degli altri e anche di noi stessi. Ma deve essere finalizzato a conoscere ciò che si vuole essere/fare o meno e, qualora il posto vada bene, poter essere felici di essere assunti o esser comunque soddisfatti per quel periodo di valutazione. Non si possono avere certezze dappertutto, ma si può camminare a tentoni con più sicurezza che può aiutare a raggiungere una certa stabilità. Basta solo volerlo e non restare in balia del mondo circostante e dei suoi capricci
    a presto! 😉

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