Riti d’estate

Il caldo, le estati e i nostri riti che, puntuali, fanno capolino.
Attimi spensierati, leggiadri e veri. Puri, spontanei e magici.
E, così, anno dopo anno, si sommano i ricordi: dolcissimi momenti da custodire gelosamente nella nostra memoria condivisa.
Amarcord da rispolverare con un sorriso vagamente nostalgico, per ritrovarsi a ridere come “quella volta…”.

PicsArt_07-12-04.58.35
Istanti fugaci eppure intensi che tornano l e g g e r i,
s v o l a z z a n t i  come le melodie che d’estate riecheggiano sopra i litorali in vacanza. Come i cd dei Festivalbar, consumati a forza di farli girare nello stereo.
F l u t t u a n t i come i tuoi adorati candidi vestiti di sangallo.
Sono i ricordi che profumano di shampoo Ultra Dolce all’albicocca. Rievocazioni multi sfaccettate, del colore della schiuma saponosa che si riversava sull’erba oltre il piatto doccia, in giardino. Perché quando rincasavamo tutte insabbiate, al tramonto, diventava un gioco bellissimo lavarsi insieme, nella commistione di zampilli d’acqua e schiamazzi. Il segno del costume appena accennato sulla pelle, residui di smalto rosso sui piedi, per sentirsi più grandi, e gli occhi che bruciavano per l’acqua salmastra del mare.
Gli anni sono passati, e con loro si sono accumulati riti su riti.

Le passeggiate all’Orto Botanico quando rimanevamo da sole in città.
Svegliarsi la mattina e correre l’una nel letto dell’altra, ritrovandoci ad accogliere la nuova giornata con un sorriso.
… e quegli abbracci stropicciati, in punta di piedi, che profumano ancora di sonno, coi capelli spettinati sugli occhi.
Le risate per le cazzate.
Dividerci una birra per sentirci ribelli.
Prepararci la cena e chiacchierare tranquille.
Il melone dopo cena, sedute sul divano.
La musica a palla, ballando disinibite per casa, senza ritegno alcuno.
Il gelato sedute nella penombra della cucina, durante la sessione.
Leggere in silenzio, una accanto all’altra, stese sul matrimoniale.
Condividere la scrivania e l’afa di agosto.
La disperazione e la capacità di demonizzarla con una sonora risata catartica.
Le infinite pause caffè.

Che poi, pensandoci bene, il vero rito è riscoprirsi ogni giorno; è scegliere di viversi a pieno, con la consapevolezza che questa intensità sia solo nostra. E appartenga esclusivamente a noi.
Perché tutte le volte in cui, guardandoti negli occhi, avverto una sensazione di benessere sorgere dalla parte più profonda del mio cuore, ho la certezza che quello che abbiamo, nulla e nessuno potrà mai sostituirlo.
Sei il regalo più bello che la vita mi potesse fare.

Francesca

La carezza della sera

5e8569bf1128802b46951084bd47638c.jpg

Una volta costellata di luci, lontane ma luminosissime.
Un manto vellutato, sopra la testa, mi accarezza e mi abbraccia, insieme.
Rimango così, con gli occhi fissi su quei puntini.
Piccoli scrigni pulsanti, in cui è racchiusa tutta la speranza del mondo.
Un sentimento puro, un filo dorato, che unisce i cuori di chi osserva davvero.

È buio e non vedo nulla. Sento solo i tuoi passi, lenti.
Accanto a me, un altro scricciolo respira placido, in attesa.
“Venite con me”, dici e accenni appena un sorriso.
Ti metti in mezzo a noi, quasi dividendoci. Poi, ci prendi per mano e, intrecciando le nostre piccole dita, ci unisci nuovamente.
Entriamo insieme nella stanzina.
Tic. E ancora, tic. Una goccia d’acqua scandisce il ritmo, tuffandosi nel lavandino.
Ci sollevi, una per volta, riponendoci lungo il bordo della vasca da bagno.
Tu sei lì, dietro di noi: le nostre scapole, come ali, sono appoggiate al tuo petto. Ci chiedi di chiudere gli occhi per un momento, “così potete abituare la vista al buio della sera”. Intanto, con i palmi delle mani lungo la spina dorsale, ci aiuti a mantenere l’equilibrio.
“Ecco! Ora ci siamo!” esclami.
Da laggiù, o meglio, da lassù, ci regali una visuale privilegiata.
Sottotetto, oltre l’abbaino, si apre il cielo in tutto il suo incanto: una volta vellutata, costellata di stelle luminosissime.
“Vedete bambine, questa non è che una piccola parte della volta celeste.
Le stelle che, ad una prima rapida occhiata, sembrano lontane e spaiate, in realtà possono essere raggruppate in costellazioni, creando tante forme geometriche”.
Noi ti ascoltiamo con reverenziale attenzione. Respiriamo piano per non far rumore, per non infrangere lo stupore di quel momento magico.
“Se vi concentrate e osservate con attenzione, riuscirete a vedere il Grande Carro” prosegui con voce calma e paziente.
“Vedete? È formato dalle 7 stelle più brillanti della costellazione dell’Orsa Maggiore”.
Con l’indice ricalchi il disegno proiettato da quei puntini luminosi. E noi, immobili ed affascinate, seguiamo con le pupille la danza aerosa del tuo dito ballerino.

d045b9ba8f838dc40c3b15580cc46f36

Perché Amore è questo: donare ciò che emoziona di più alle anime che amiamo incondizionatamente. Amore è condividere gli strumenti per imparare a spalancare occhi e cuore all’infinita meraviglia del mondo. È donare i propri tesori con generosità e pazienza. Con infinita generosa pazienza.

Francesca

Con l e g g e r e z z a

Serate speciali, che profumano di magia.
Uscite improvvisate per destinazioni sconosciute.
E respirare quell’entusiasmo misto all’assenza di aspettativa,
in grado di rendere – inevitabilmente – meraviglioso qualunque contesto.
Siamo io e te, due anime vagabonde.
Raminghe per il mondo, alla ricerca di qualcosa che, f o r s e, custodiamo già dentro di noi.
(Quanto ancora avremo da scavare per poter ammirare le stelle?)

Parcheggiamo; cominciamo a camminare lungo un tappeto di sampietrini che sembrano farci il solletico.
– “Andiamo di qua” ti dico, nel maldestro tentativo di indicarti la strada.
– “Macchè! È di qua, che dobbiamo andare”.  Ne sei davvero convinta.
E, cavoli, avevi ragione tu!
Pochi passi e ci ritroviamo sopra un ponte.
Un vento frescolino trasporta un vago, dolcissimo, sentore di gelsomino.
La luna è una scheggia brillante, nel cielo.
Poi una luce calda, oltre le vetrate di un pub.
Ti giri rivolgendomi uno sguardo eloquente. – Sì, lo so, fosse stato per il mio inesistente senso dell’orientamento, ci saremmo ritrovate sulla Luna, insieme ad Astolfo.

Al di là di quelle vetrate, ci attendeva una preziosa serata.
Ore leggere e spensierate, così morbide da accarezzare l’anima.
Ci siamo ritrovate a parlare fino a mezzanotte. Fiumi in piena di parole,
condividendo una fetta di crostata alla crema e una tazza di caffè.

temp(36).jpeg

Che, agli occhi di uno spettatore esterno – a ben osservare la scena –
c’è da rimanere i n c r e d u l i.
Una colazione serale, una coccola semplice, senza pretese, per due cuori sensibili.
Davvero siamo io e te, quelle? Se è davvero così, ti prego, non fermiamoci mai.
Non smettiamo questo culto della pazienza,
l’amore infinito per la comunicazione e la volontà di reciproca comprensione.

“Con leggerezza, bimba, con leggerezza. Impara a fare ogni cosa con leggerezza. […] Sì, usa la leggerezza nel sentire, anche quando il sentire è profondo. Con leggerezza lascia che le cose accadano, e con leggerezza affrontale.”

(Aldous Huxley, L’isola)

Décrocher la lune *

Se c’è una cosa che adoro fare è passeggiare sotto le finestre del conservatorio.
Lievi note musicali spiccano il volo e si riversano lungo la via, librandosi in aria.
Sabato sera, passeggiavo soprappensiero, quando una melodia ha fatto capolino davanti a me. Ho cominciato a guardarmi intorno, per capire da dove provenisse. In effetti, ero nei paraggi del conservatorio ma non poteva essere quella la fonte. Senza pormi troppe domande, mi sono lasciata condurre da quella sinfonia morbida e avvolgente. Pochi passi e mi sono trovata spettatrice di uno spettacolo meraviglioso.
Di fronte all’entrata di Coin, uomini e donne ballavano un tango appassionato e coinvolgente.

2016-06-05 12.44.26 1.jpg

Mi sono fermata ad osservare, un sorriso sulle labbra.
Allora sappiamo ancora essere u m a n i…” ho pensato,
con gli occhi colmi di stupore e un senso di gratitudine nel cuore.
La musica traboccava dalla cassa dell’amplificatore, riecheggiando tutt’intorno.
Passi l i b e r i; le donne cinte negli abbracci degli uomini.
C’era chi ballava guancia a guancia, con espressione seria, quasi addolorata, carica di pathos.
Una donna danzava ad occhi chiusi. Completamente concentrata, riponeva piena fiducia nei suggerimenti ritmici dettatele dal bandoneón.
Una coppia, poi, mi ha completamente catturato. Con preziosa autoironia, cercava di sfoggiare la miglior tecnica ballerina. Ridevano insieme, consapevolmente divertiti della propria performance. Eppure, li vedevo sbirciarsi negli occhi e stringersi ancor di più. Ridevano di nuovo, lasciandosi travolgere dalla sensualità della melodia.
Un’armonia perfettamente imprecisa di profili, gonne plissettate, vestiti di pizzo e tacchi da ballo.
Tante variopinte stelle danzanti
E la magia di scoprire che la sensibilità ancora ci appartiene.

20160608121337-1.jpg

Francesca

*(“Staccare la luna”, ovvero riuscire ad ottenere qualcosa di eccezionale e totalmente inaspettato.)

Pensieri sul tavolo

Svuoto la mente e lascio cadere, liberi, i pensieri sul tavolo.

2016-05-04 01.52.51 2.jpg

Mille lettere colorate si spargono, in una fluente cascata.
È un CAOS VITALE. Un gioco inarrestabile di scontri e incontri. Un tintinnio luccicante.
Lettere che, come biglie magnetiche, si attraggono e si respingono.
Sono frasi che si ricompongono. Ricordi che, un po’ alla volta, recuperano i loro contorni.
Istantanee di una quotidianità che scivola rapida, accarezza lo sguardo e fugge via.
Attimi fugaci che catturano la mia attenzione e si imprimono nella memoria del cuore.
Momenti magici da affidare a #lascatoladellemeraviglie.

PicsArt_05-04-11.39.54

C’era un ragazzo che come me…” non so se effettivamente amasse i Beatles, ma di sicuro stava leggendo un libro, seduto in terrazzo, lasciandosi scompigliare i boccoli dal vento primaverile. Aveva la barba leggermente incolta e uno sguardo assorto, che mi ha letteralmente conquistato.
Perché accade quasi sempre che, mentre cammino – per lo più col naso per aria, mi imbatto in semplicissime scene di quotidiana routine che sanno tanto intenerirmi. Forse perché, a dispetto di quanto siamo normalmente portati a credere, siamo molto più simili di quanto immaginiamo.

E poi, ancora, è accaduto che, attraversando la strada, abbia intravisto una scena meravigliosamente dolce. Per un attimo il tempo si è fermato e ho visto solo due ragazzi che si stringevano, ad occhi chiusi, in un abbraccio infinito. Mentre lui le cingeva le braccia attorno alla schiena, sollevandola appena, ho rivisto quel famoso bacio immortalato nel 1945 a Times Square.

Siamo indissolubilmente legati dall’u m a n i t à che ci accomuna.
Simili, non uguali, e tutti – a proprio modo – speciali.
Emozioni, sensazioni, pensieri e abitudini come una dolce colonna sonora nel cuore.  

Francesca

Being blue

2016-04-27 03.39.40 3.jpg

Ricordi inconsapevoli appesi al filo della memoria.
Un vento lieve li fa oscillare, producendo un rumore di vetro.
Cristalli ormai opachi, nei quali intravedere momenti passati.
Immagini in bianco e nero si mescolano a suoni ovattati.

Sulla tromba delle scale di un vecchio condominio c’è una figura seduta, sull’ultimo gradino.
La testa tra le mani, attende col cuore martellante nel petto. Un’altra figura entra, correndo, dal portone dirimpetto. Passi a ritmo di un giro di DO.
Occhi negli occhi e un abbraccio da perdere il fiato. Anime disperatamente aggrappate, nella vertigine.

Emozioni negate. Inesistenti e inconsistenti.
Oggetti metafisici che mi colmano l’anima.
Un’esplosione di bile nera.
Nero come l’inchiostro col quale cucio i confini di pensieri viscosi,
eppure evanescenti.
È la m e l a n c o l i a che mi scorre nelle vene.

 ❝ La MELANCONIA è la TRISTEZZA
che diventa LEGGERA. 
(Italo Calvino)

Francesca

Leggiadra Stella

2016-04-05 12.19.56 1.jpg

“… si potrebbe definire la biblioterapia un tentativo di vaccinazione al male di vivere. Ci curiamo inoculando delle dosi controllate di situazioni e possibilità. Già gli antichi conoscevano il potere lenitivo delle parole…
Ogni libro è  un richiamo, un’immunizzazione…  ogni libro vero e veramente letto ci lascia nella memoria una cicatrice invisibile, un segno permanente, che dura tutta la vita.”
(Fabio Stassi)

Sono quel tipo di persona che si reca in libreria alla ricerca di medicamenti di carta e inchiostro. Non voglio un libro qualunque, ma IL libro. La cura per l’accumulo indesiderato di pensieri. La panacea della mente. Il balsamo per il cuore.
Giro tra gli scaffali e gli espositori con la speranza di trovare quello che cerco. Capita che quello si palesi timidamente. Un piccolo richiamo.
Il più delle volte è un dettaglio catturato con la coda dell’occhio. E, solitamente, è amore a prima vista. Un colpo di fulmine i m m e d i a t o.
Ne leggo la quarta e la quinta di copertina e capisco che è LUI.
Non so come accada, ma i libri si presentano sempre nel momento più opportuno.
Mi dirigo alla cassa ad un palmo da terra, felice ed emozionata, sapendo che tornerò a casa in buona compagnia. E così accade che, uscita dalla libreria, non resisto e comincio a sfogliarlo per strada. Il tragitto fino a casa non è molto lungo, in un quarto d’ora ci sono. Mi immergo tra le pagine e leggo, camminando. Passeggio piano, placida, inspirando ed espirando lentamente.
Schivo passanti, biciclette, bambini trotterellanti, cani al guinzaglio e tutto ciò che mi si para davanti con assoluta nonchalance.
Ogni tanto, sempre con la coda dell’occhio, mi guardo attorno e colgo qualche sguardo incuriosito di chi mi nota “altrove” e, forse, se ne compiace.
Quegli sguardi, gli occhi di chi osserva e non si limita a vedere, sanno strapparmi un sorriso e rendermi intimamente felice.

#conlatestatralepagine