Principali e apposizioni

Di proposizioni principali e subordinate appositive.
Di informazioni es(i)s(t)enziali e accompagnamenti companatici.
Sì ma, volendo scrutare davvero, se osservi nel profondo di questi occhi, a quale conclusione puoi approdare?

Con una fatica immane lavoro quotidianamente per ridurre all’osso il contorno, per trovarmi e riconoscermi all’interno di una confusione suscitata dalle mille contingenze. Quante armature indossate, quante mura erette passando attraverso l’esperienza. Silenziosi meccanismi protettivi di difesa costruiti senza rendermene conto, un pezzettino per volta, giorno dopo giorno.

La grandezza di un uomo risiede per noi nel fatto che egli porta il suo destino come Atlante portava sulle spalle la volta celeste.
(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Io sono – principale;
una donna ferita – leggi “serie di subordinate appositive” che, volente o nolente, determinano la mia esistenza. Ed è qui che si deve prestare maggiore attenzione.
Esattamente cosa sono? Sono intrinsecamente la mia identità.
La personalità è una questione a parte.
Martin Buber, nell’esposizione della teoria della duplice relazione tra “L’Io e il Tu”, sosteneva che occorre passare dal molteplice all’unità per incontrare il Tu ed entrare nella relazione.

Perché fondamentalmente siamo una melodia, ma non un insieme di suoni riconoscibili. Quando qualcuno ci vede ma non ci conosce, di primo acchito può farsi un’idea assolutamente arbitraria e generica. Ci facciamo indossatori di una nostra personale molteplicità, frutto della vita vissuta che ci forgia e ci delinea. Come un mantello cucito in rapporto al contesto, all’inquadramento spazio-temporale in cui siamo cresciuti.
Ma, per entrare nel mondo del Tu, per relazionarci e conoscere l’altro in modo autentico, occorre rovesciare il rapporto dello spazio e del tempo: non sarà l’uomo nel tempo e nello spazio, ma lo spazio e il tempo nell’uomo.
Dobbiamo lasciar rarefare l’aura di sfumature che ci cinge e ci palesa agli occhi degli altri.
Dobbiamo spogliarci di quella sensazione di inadeguatezza che ci induce a mortificarci. Non possiamo trascorrere la vita a nascondere la nostra essenza dietro una tenda opaca. Non possiamo lasciare che il vissuto ci inibisca, tacendoci e acciecandoci.
Oltre quella nuvola vibrante di vita esperita, ci siamo noi, nella nostra reale ed essenziale unità.

Semplicemente, siamo il nostro essere.

Francesca

Come denti di leone

“Alzatevi e non temete” (Matteo 17, 1-9)

Dovremmo imparare la saggezza dei denti di leone, che rappresentano “la promessa di una vita che continua” nonostante le quotidiane perdite che subiamo. 

Accade ogni anno. Quando scorgo la natura risvegliarsi dal torpore del sonno invernale mi lascio cogliere da un moto di meraviglia e stupore. È un ciclo continuo, inarrestabile, eppure riesce sempre a sorprendermi. Il sole accarezza gli alberi spogli, la clorofilla riprende il proprio flusso e in men che non si dica ecco che piccoli ma coraggiosi boccioli rivestono i rami. È una festa di colori e profumi, una rinascita che merita di essere celebrata con occhi colmi di gioia e gratitudine.Se prestassimo un po’ più di attenzione, ci accorgeremmo che, come ogni primavera, il miracolo si compie quotidianamente anche in noi. Siamo un agglomerato di storie e, se solo ce ne concedessimo l’opportunità, potremmo godere di infinite possibilità. Quante relazioni sfumate in un battito di ciglia, quante occasioni perse perché non colte al volo… Troppo spesso accade che, immersi in un problema, ce ne lasciamo completamente travolgere, fino ad annullare la percezione di tutto ciò che ci circonda. Diventiamo ciechi ed insensibili, ci raffreddiamo, perdiamo momentaneamente la capacità di vibrare all’unisono con la vita. Ci sono momenti in cui abbiamo l’impressione che non vi sia soluzione ai nostri patimenti, che ogni sforzo sia vano, che lottare diventi insignificante. Quanto siamo ingenui! Quanto ci sbagliamo!

Tutte le volte che le cose non vanno come vorremmo noi,tutte le volte che non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo o, più banalmente,quando i nostri progetti mutano in itinere, a causa delle contingenze, ci sentiamo piccoli e ci sembra di peccare di incapacità e inettitudine. Ci sentiamo frustrati perché temiamo l’imprevisto, temiamo il cambiamento. Ogni qualvolta avvertiamo di essere al tramonto di un’esperienza sentiamo salire un senso di angoscia misto ad oppressione, perché temiamo l’ignoto che avanza. Siamo spaventati da tutto ciò che non conosciamo, ma con questo atteggiamento non saremo mai in grado di cogliere la ventata di novità di cui il cambiamento è intrinsecamente foriero. Ci sentiamo annaspare in una nube di nebbia, quando invece dovremmo avere più fiducia e lasciarci cullare da questa nube che può diventare bambagia luminosa. 

Con un po’ di umiltà e buona volontà, dovremmo imparare la leggerezza dell’“adesso”. L’organizzazione e la lungimiranza sono doti importantissime, non c’è dubbio, eppure dovremmo cercare di trovare il giusto equilibrio. E smettere di cercare di controllare tutto, di incasellare e inscatolare ogni esperienza. Questa assurda ed estenuante pratica tassonomica, nel vano tentativo di conservare qualcosa che ci ha reso felici o ci ha fatto sentire temporaneamente al sicuro, ci conduce ad un’aridità di fondo: perdiamo il costante fluire degli attimi. Quante opportunità perse ponderando troppo a lungo i pro e i contro. Quanti calcoli inutili, quante sterili previsioni. Pretendiamo di “congelare” momenti vissuti che reputiamo pressoché “perfetti”, senza capire che la vita è più forte di noi, di qualsiasi nostra intenzione o premeditazione. Dovremmo imparare la saggezza dei denti di leone, che rappresentano “la promessa di una vita che continua” nonostante le quotidiane perdite che subiamo. 

Dimentichiamo troppo spesso che per ogni fine c’è un nuovo inizio pronto a venirci incontro. Quando una fase finisce dovremmo emozionarci, dovremmo avvertire uno stimolante pizzicorio al cuore, per le innumerevoli esperienze che ci possono condurre ancora una volta in una progressiva crescita e conoscenza di noi stessi, delle nostre risorse. Indipendentemente da come vadano le cose, che siamo reduci da un successo o vittime di una delusione dovremmo sempre alzarci, guardarci intorno e non temere. Alzarci ancora una volta, aver fiducia e credere fervidamente nella magia nascosta dietro l’angolo.

EYES

Guardami negli occhi. Dietro a questo punto nero sono io.
(Lorenzo Olivan)

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Occhi color cacao. Della stessa intensità del cioccolato fuso.
Buoni e dolcissimi.
Due praline in vetrina, oltre le lenti degli occhiali.
Occhi morbidi, che accarezzano piano l’anima.
Due confetti bruni. Così profondi.
Regalano sguardi silenziosi, contenenti un universo di parole.
Occhi melodiosi che compongono armonie dolcissime.
Tracciano note a matita, sul pentagramma del mio cuore.
Pozzi di emozione.
Occhi fondenti. B r i l l a n o, spogliati dalla stagnola dorata.

Tu guardi oltre la superficie. Riesci a leggere il mondo che mi porto dentro.
Occhi istruiti, devoti alla Luna.
Sanno apprezzare lo scintillio delle stelle.
Occhi addomesticati.
Pazientemente, addomesticheresti i miei?

Francesca

FROLLINI STELLARI

Ieri pomeriggio ho postato una foto dei miei FROLLINI STELLARI su Instagram e,
grazie al commento di una ragazza, ho pensato di condividere qui la ricetta,
a modo mio.

INGREDIENTI:

200 gr di farina 00;
50 gr di amido di mais;
1 bustina di lievito;
60 gr di zucchero di canna;
60 ml di olio di semi di mais;
acqua q.b.

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PROCEDIMENTO:

Preriscaldo il forno a 180° e comincio a pesare gli ingredienti.
Setaccio la farina e la mescolo all’amido di mais.
Strappo la bustina di lievito e ne esce un delizioso aroma vanigliato. Chiudo gli occhi e respiro, concentrandomi su quel profumo di buono. Sa di sogni incantati e di infanzia.
Lascio saltellare lo zucchero di canna nella terrina e l’olio si tuffa fluente, pronto ad essere amalgamato. Aggiungo poi l’acqua, fino a che non ottengo una palla.
Il risultato?
Un composto omogeneo, morbido e delicato. Di una consistenza soffice,
che in America definirebbero “FLUFFY”.
Stendo l’impasto sulla spianatoia, aiutandomi col mattarello.
Per dar maggior sapore ai frollini mi sbizzarrisco con la frutta secca e le spezie.
Schiaccio due noci; le trito grossolanamente, lasciando che si diffonda il loro olio essenziale.
Spolvero appena con un buffetto di cannella.
Do vita ad una via lattea che sa di terre lontane.
Inforno i miei biscotti stellari a 180° e li lascio cuocere per 10-12 minuti.

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Questa, l’atmosfera ovattata e rassicurante che cerco di ricreare a casa mia.
Mi metto ai fornelli per passione, ma anche per rilassarmi, per liberare la mente.
Con semplicità e passione cerco di cullare i miei pensieri,
di coccolare le emozioni che tengo nel cuore.

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E così, con enorme meraviglia, ho scoperto che anche l’arte culinaria può diventare un pretesto per raccontare le mie sensazioni. Ché basta davvero poco per dar voce alla propria fantasia, facendola dialogare con i giusti ingredienti.

A presto,
Francesca

365 albe

Gli ultimi giorni dell’anno, come al solito, volano freneticamente. Scorrono rapidi, travolgendomi.
Inevitabilmente mi ritrovo a stilare millemila liste mentali.
Quella delle cose da fare. I famigerati buoni propositi: libri da leggere, foto da scattare, viaggi da organizzare, abitudini nocive da abolire, obiettivi da raggiungere…
sogni da avverare!
Tra le tante, fa capolino pure uno pseudo bilancio di questo 2015.
Sì perché, se ci penso, provo le vertigini. E il primo aggettivo che mi viene in mente è “d e n s o”.
Un anno impegnativo, colmo, difficile.
Un anno di scelte. Scelte importanti compiute di fronte a bivi decisivi.
Destra o sinistra? Moralmente corretto o scorretto? Giusto o sbagliato? Per me o per gli altri?
Una delle lezioni più importanti che ho imparato è che, per quanto ci si possa sforzare, non si vive per accontentare le altre persone.
La scelta è m i adev’essere mia – perché i o sono responsabile di m e
s t e s s a
. Del resto, ogni scelta comporta una conseguenza e io voglio vivere con la certezza di garantire la massima dedizione ai miei progetti, facendo ciò che mi sento di fare.
Non ci sono pretese superomistiche. Vorrei solo esser più serena o, quanto meno, trovare un compromesso equilibrato tra il mio istinto e la mia coscienza.

E’ stato anche un anno “m a g i c o”.
Un anno di sorprese, rivelazioni, conquiste.
Una delle più importanti, in assoluto, è stata la scoperta della mia identità, della mia individualità.
Perché è così, le cose accadono quando meno te lo aspetti. Magari finisci pure per perdere la speranza, ma poi arrivano emozioni i n c r e d i b i l i.
Non credevo di avere la forza di fare tante cose,
né tanto meno di riuscirci da sola.
Eppure, con le mie forze sono andata lontano.

La pubblicazione di un mio racconto. Lo stage in biblioteca. La mostra fotografica.
Firenze. Bologna. Pisa. Roma.
Le passeggiate ai giardini di Boboli. Lo street food da Aurelio. Le corse in motorino sopra Firenze. 
La cena a Testaccio. Le chiacchierate bighellonando per Trastevere.

Ho colto occasioni al balzo, facendo tesoro di esperienze preziose.
Ho preso treni che chi lo sa se passeranno ancora.

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Nel dubbio sono salita senza pensarci troppo e ho viaggiato alla scoperta di qualcosa. Di qualcuno. Sono state giornate calde, intense, ricche.
Ho incrociato sguardi; ritrovato pezzi raminghi di me stessa che ho incollato grazie alla potenza di certi abbracci.
Ho riso. Cantato. Corso.
Correre senza avere più il fiato è una delle sensazioni più vere e soddisfacenti che ci possano essere. Ho respirato davvero, senza limitarmi a sopravvivere.
Ho lasciato che la melodia della vita mi attraversasse le vene; danzato a occhi chiusi sulle note di attimi dolcissimi.
Semplicemente, mi sono sentita viva.

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E così, eccomi qui, a fare mente locale e metter via momenti f e l i c i e lievi che si possono contare sulla punta delle dita. Pochi ma buoni, talmente speciali da compensare tutto il resto.
Eccola qui, la mia personalissima scorta di meraviglia.

A tutti un augurio di un incantevole 2016!

Francesca

 

#LASCATOLADELLEMERAVIGLIE : la nostra memoria poetica ♡

Nel cervello c’è una zona speciale che potremmo chiamare MEMORIA POETICA
che registra tutto quello che ci affascina o commuove,
cioè che RENDE BELLA la nostra vita.

(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’Essere)

Un mese fa, con emozione, vi invitavo a riempireesercizio speciale per imparare a scoprire la bellezza nascosta nella quotidianità.

 

Ché ci vuole davvero poco: basta lasciarsi guidare da entusiasmo, curiosità e fantasia.
Dedicarsi, anche pochi minuti ogni giorno, a cogliere – e raccogliere – le meraviglie che colpiscono gli occhi,
immagini luminose che impressionano l’anima.
C o l t i v a r e  i “semi di bene” nel nostro piccolo grande orto emotivo.
Immagini-emozioni-sensazioni-suoni-rumori dotati di magico bagliore.
Istanti preziosi, scintillanti attimi di vita che ci tingano il cuore con colori sgargianti.

Con mio immenso stupore, siete stati in tanti a partecipare.

In un mese siamo riusciti a cogliere oltre 200 proiezioni emotive.
Foto e parole belle, delicate ed autentiche!
Pensieri morbidi come i margini delle foglie di Ginkgo biloba.
Davvero, non avrei potuto desiderare di meglio.

Nelle vostre foto avete fatto tesoro dei più svariati attimi di serendipitevole felicità. Con la bellezza negli occhi, avete condiviso:

la Luce; regali speciali; auguri e desideri di compleanno; il cielo con le sue albe e i suoi tramonti, illuminato da rosse sfere di fuoco, lune piene o schegge lunari; nuvole fluttuanti; riflessioni del cuore, suscitate da contingenze cariche di poesia; Luci e Ombre; cose: le Cose Semplici; l’emozione, mista all’impegno e alla speranza, nel realizzare i propri progetti; l’Amicizia; il Tempo; Atlanti di gesti; sensazioni scaturite da Suoni, Profumi particolari; la Paura e il Coraggio; l’evoluzione di ciò che si pensava impossibile in p o s s i b i l e; il cibo preferito; l’Amore; il Cioccolato; bigliettini e frasi dolci; fotografie e pensieri; pasti consumati in convivialità; emozioni e talenti, doni dell’anima; Occhi e Mani; Libri in lettura e citazioni; ricordi d’infanzia; il variare delle Stagioni; pagine stropicciate in cui prender nota delle regole per vivere felici; la Fantasia; passioni personali, quel che fa sentire realizzati; creazioni Handmade; cassetti come fortini, contenenti ricordi, lettere, buste, disegni, oggetti…; Parole; Terra e Mare; distese infinite d’acqua, aperte all’orizzonte; estratti di canzoni; Paure e Speranze; colazioni e merende; la b e l l e z z a e i colori della Natura; scorci urbani; amici pelosi a 4 zampe; Sorrisi; attese; salti e slanci; Desideri; piccoli break per riprendere fiato, durante lo studio o il lavoro; esperimenti culinari; lo Stupore puro e vivido dei bambini.

Direi che è stato un esperimento più che riuscito.
Cambiare punto di vista e andare consapevolmente alla ricerca di qualcosa in grado di stupirci;
condividere ciò che più intimamente siamo,
imparare a cogliere il nostro riflesso nel mondo e
rivelarci fotografando quel che ci sta attorno, sono esercizi non da poco conto.

La m e r a v i g l i a c’è,
si chiama v i t a, ed è ovunque!

GRAZIE, in ordine sparso, a tutti
❝ @assiasag, @__sanciopanza, @juliaette_, @evss_pookie, @interior.mente, @zuccaviolina, @__pan_meli__, @mariacristinamorandi, @bertmari, @alice__invernici,
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A presto,

Francesca

BRILLO-BOX pt.2

Sono troppo convinta che la vita sia bella
anche quando è brutta che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali.
Anche se si tratta d’un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso.
(Oriana Fallaci)

E va bene, lo ammetto. Sto trascorrendo un periodo piuttosto complicato, ma non voglio assolutamente che questo mi ostacoli. Non voglio che le difficoltà mi impediscano di tenere occhi aperti e ricettivi agli istanti brillanti e speciali che si manifestano, spettacolari, nel quotidiano.
Così, incurante di tutto, ho fatto incetta di altri momenti scintillanti e luminosi da raccogliere nella mia BB.

Non basta guardare,
occorre guardare con occhi che vogliono vedere,
che credono in quello che vedono.
(Galileo Galilei)

La settimana scorsa, mentre ero in aeroporto sono stata catturata dall’angolo del bar, affollatissimo. La gente si accalcava al bancone per far colazione ed erano tutti, indistintamente, indaffarati ad affondare i denti nelle loro brioches e a far tintinnare il cucchiaino dentro la tazzina di espresso. Sono rimasta incantata dai rapidi movimenti delle persone, che si mescolavano in una strana coreografia mattiniera. Occhi, mani e bocche in moto.
Ho provato ad osservare le espressioni dei ragazzi del bar, assonnati ma dinamici, sgambettavano dietro al bancone, tra la macchina del caffè coperta da una vaga nuvola di vapore, e la vetrina in cui erano esposti cornetti e pastine.
È bello, perché siamo tutti così diversi eppure così dannatamente uguali nei nostri rituali.
E allora mi è sfuggito un sorriso, per essere riuscita a fare mia una scena tanto semplice ma per nulla banale.

Coltivare gli affetti:
ritagliarmi mezzo pomeriggio da trascorrere in compagnia di mia sorella e mia madre,
per fare qualcosa di speciale. Insieme.
Visitare l’ultima mostra in esposizione, venerdì pomeriggio che sanno di domeniche autunnali.
Per una persona emotiva come me, non c’è niente di meglio che vivere un’esperienza culturale così coinvolgente per staccare dai pensieri.
Mi sono sintonizzata unicamente sulle mie sensazioni e, mentre percorrevo le sale, mi sono lasciata cullare dalle emozioni suscitate dall’arte, in una sorta di catarsi interiore.
È semplicemente questa la vera meraviglia: ore che scivolano rapide e che accarezzano il cuore. Ché riempirsi gli occhi di emozionante bellezza, accanto alle persone alle quali si vuole bene, non può che essere panacea per l’anima.

E ancora: lasciarsi il museo alle spalle e camminare per le strade ormai buie del centro, noi tre, insieme. Respirare il profumo di caldarroste e fermarsi a contemplare il fuoco che scoppietta, bruciando lieve nell’aria.

Preparare sorprese di compleanno mettendoci il cuore. Ricamare ghirlande di carta e improvvisare golosissimi dolci al cioccolato, i cui ingredienti segreti sono amore e buon umore.
Dare vita alla cucina a notte fonda ridendo così tanto da farsi venire il mal di pancia. Disperarsi, senza fiato e con le lacrime agli occhi, se la torta assume una strana pendenza, vagamente pisana. Ma con la giusta dose di intraprendenza e coraggio, abbiamo modellato il dolce restituendogli il giusto equilibrio. Recuperandone il baricentro biscottoso.
Svegliarsi presto il mattino dopo e correre per strada con la torta a mezz’aria e la ghirlanda svolazzante.
Essere guardate con un sorriso curioso, e quasi complice, dagli automobilisti. Guadagnarci la precedenza per simpatia, mentre saltellavamo da una sponda all’altra della strada.
Citofonare e salire le scale esultanti e in fibrillazione, terminando la corsa in un abbraccio contenente tutto l’affetto che possiamo.
Istanti preziosi di vita.

Assaporare il primo mandarino della stagione e tenere le mani appiccicose per un po’, giusto il tempo di godere del profumo dolce e aspro.

C’è un mago in ognuno di noi, che vede e conosce tutto,
Cercalo, e trovalo: questo e’ lo scopo della tua vita.
Osserva il mondo con innocenza, come un bambino,
perché è l’unico modo grazie al quale il mondo ha vita.
I tuoi occhi danno vita a tutto ciò che vedono.
(Deepak Chopra)

Continuate a far tesoro di scintillanti attimi di vita,

a presto!

Francesca